Attestato di Civica Benemerenza del Comune di Milano a Comin

Lunedì 7 dicembre al teatro Dal Verme

Il 7 dicembre, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha conferito l’Attestato di Civica Benemerenza alla cooperativa sociale COMIN.

Emanuele Bana, presidente di Comin, dichiara:

"La notizia del conferimento dell’attestato di civica benemerenza è arrivata a poche settimane dalla fine del 2015, anno in cui la nostra cooperativa ha festeggiato quarant’anni di attività.
Vorrei che questo momento dall’alto valore simbolico fosse per tutti i soci, oltre che un’occasione per gioire, uno stimolo a generare nuova energia propulsiva; quella che ci serve per continuare a rispondere con passione e responsabilità alle tante e spesso nuove sfide cui la società e la città di Milano ci chiamano.

Questo riconoscimento deve essere per COMIN soprattutto un modo per continuare a contribuire alla crescita della cultura del Welfare in collaborazione con le istituzioni e i servizi sociali, come credo di poter dire è avvenuto in tutti questi anni".

A ritirare l’attestato di civica benemerenza per Comin c'era Graziella, la prima bambina accolta in comunità dalla cooperativa. Nel 1975, quando Graziella entrò in comunità, aveva 9 anni. Oggi ne ha 49, è sposata e ha tre figli.

La storia di Graziella e il legame tra lei e noi che in tutti questi anni è rimasto saldo racchiudono, più di tutto, il senso del nostro modello pedagogico – dichiara Claudio Figini, coordinatore di Comin – .
"Abbiamo sempre creduto che benessere e disagio devono entrare in contatto e dialogare, alla ricerca comune di soluzioni creative che rispondano alle esigenze della collettività. Per questo, occorre favorire occasioni d’incontro e relazione, dando vita a contesti comunitari che divengano progressivamente capaci di esprimere solidarietà tanto al loro interno quanto all’esterno. Questo modello, che è alla base di tutti i nostri servizi, oggi rappresenta anche una sfida. Il mondo sta cambiando e non soltanto al suo ritmo naturale, sembra porci di fronte a vere e proprie frontiere, che anziché avvicinarci all’altro, ci separano".

Ambrogino COMIN