COMIN prende posizione sul rinnovo del CCNL

Il testo della mozione lanciato dai soci della cooperativa  

La cooperativa sociale COMIN prende posizione sul rinnovo del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali.

È critica la mozione sul tema approvata nell’ultima assemblea dai soci lavoratori di COMIN: c’è ancora molta strada da fare - dicono - per risolvere le diverse contraddizioni.
“La mozione è un atto concreto e simbolico molto forte - spiega il presidente Emanuele Bana -. La dialettica in corso non è solo tra interessi aziendali e condizioni di lavoro del singolo socio, ma anche tra forme organizzative del lavoro e diritti/bisogni delle persone di cui ci prendiamo cura”. Ecco le proposte dei lavoratori di COMIN.

27 maggio 2019 – Il 21 maggio è stata sciolta la riserva posta il 28 marzo 2019 sull’accordo di rinnovo del CCNL delle Cooperative Sociali, scaduto nel 2013 e che Confcooperative, Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Solidarietà hanno siglato con le parti sindacali.

Un gruppo di soci e lavoratori di COMIN ha studiato il pre-accordo sul rinnovo del Contratto di Lavoro delle Cooperative Sociali e sulla base dei suoi contenuti ha deciso di presentare una mozione all’assemblea di COMIN, il luogo cardine dell'attività sindacale dei soci e dei lavoratori di una cooperativa.

“È un atto concreto e simbolico molto forte il fatto che i soci di Comin abbiano votato una mozione in cui si tracciano le linee di intervento rispetto al rinnovo del contratto di lavoro - ha spiegato Emanuele Bana, presidente di COMIN -. Il nuovo testo mette infatti in luce contraddizioni sia nel processo sia negli esiti conseguenti. Se sul fronte dell’adeguamento economico l’insoddisfazione dei soci è totale, il senso di corresponsabilità dei soci stessi porta d'altra parte a percepire il rischio che la cooperativa sia messa in difficoltà sul piano economico-finanziario a seguito dei seppur scarsi aumenti. Quest’ultimo aspetto è strettamente legato al fatto che le Amministrazioni Pubbliche, per cui svolgiamo servizi, non recepiscono gli aumenti contrattuali nelle rette/quote corrisposte”.

Prosegue Bana: “Dal nostro punto di vista esiste un’altra contraddizione di fondo: la dialettica non è infatti solo tra interessi aziendali e condizioni di lavoro del singolo socio, ma anche tra forme organizzative del lavoro e diritti/bisogni delle persone di cui ci prendiamo cura. I nostri due obiettivi principali sono poter essere efficaci nella cura delle persone e delle comunità e - al tempo stesso -, come impresa collettiva, è quello di garantirci le migliori condizioni possibili di lavoro”.

“Nel mondo della cooperazione – dice ancora Bana – la dinamica tra Centrali Cooperative e Sindacato, che richiama quella tra datore di lavoro e lavoratore, ha poco senso; ma lo diciamo con prudenza perché siamo consapevoli del fatto che il Terzo Settore vede la presenza di cooperative solo nella forma, nelle quali si perpetrano gravi situazioni di sfruttamento del lavoro”.

La stessa Assemblea ha definito e condiviso la proposta verso un impegno futuro, fatto di alleanze e collaborazioni positive. “I soci Comin ritengono – continua Bana – che si debbano porre in atto azioni per costruire e rafforzare un'alleanza con il sindacato, al fine di affrontare e superare le attuali contraddizioni derivanti dal sistema, che finiscono per ricadere sul mondo cooperativo”.

Ecco le linee di indirizzo espresse nella mozione:
1. esigere che al rinnovo del contratto seguano forme di automatismo nella modifica delle rette e dei costi dei servizi; attualmente, stante la normativa che regolamenta gli Accordi di gradualità, ciò non solo non è garantito, ma anzi si rende possibile esattamente il contrario, e cioè il procrastinare nel tempo gli scaglioni dell’aumento di stipendio;
2. far crescere la consapevolezza che sia una imprescindibile questione di civiltà affermare che le professioni educative, sociali, psicologiche e di insegnamento meritino un riconoscimento economico e sociale consono alla loro reale importanza anche alla luce della giusta richiesta di alta formazione (come, ad esempio, la recente Riforma Iori prevede). Detto ciò, occorre costruire insieme la difesa del lavoro affinché i lavoratori del Terzo Settore siano difesi e tutelati come chi lavora nell’Ente Pubblico senza che ci siano lavoratori di serie A e lavoratori di serie B;
3. andare oltre la difesa aprioristica che spesso il sindacato fa di chi lavora nelle Pubbliche Amministrazioni, indipendentemente dalla capacità e dai risultati del proprio lavoro; ciò, nel campo dei servizi, ha contribuito a mettere in crisi l’efficacia del lavoro sociale dando spazio a chi vuole ridurre il sistema di welfare;
4. pretendere la costruzione e l’utilizzo degli ambiti di contrattazione territoriale di secondo livello, cui sono demandate alcune questioni importanti (la flessibilità, le notti, il Premio Territoriale di Risultato) e di monitoraggio, e fare la nostra parte;
5. rafforzare - rispetto al punto 4 - l’impegno con le Centrali Cooperative di cui facciamo parte mettendo in atto quegli strumenti che distinguano la buona cooperazione dalla falsa cooperazione.

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