Comunicato 1º maggio

Cooperativa Comin

Oggi è il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori 

La Comin sta dalla parte del lavoro cooperativo. Dalla parte delle donne lavoratrici. Dalla parte di tutti i lavoratori, di chi cerca un lavoro, di chi arriva in Italia per lavorare e migliorare la propria condizione. Dalla parte degli studenti e della scuola. Dalla parte del welfare come diritto.

Siamo da questa parte, con il nostro lavoro, tutti i giorni: cooperiamo, crediamo nel potere della comunità e nelle risorse della fragilità, affrontiamo la fatica del lavoro con leggerezza e per costruire la felicità di tutti noi.
A distanza di due mesi dalla pesante crisi sanitaria, possiamo tracciare un primo e parziale bilancio del nostro lavoro, a partire dai nostri slanci ideali.

Il rapporto di lavoro e gli stipendi dei lavoratori

Solo un paziente lavoro amministrativo consente per ora un equilibrio finanziario che ci permette di anticipare a tutti noi soci e lavoratori il Fondo di Integrazione Salariale, in modo che non ne risentano troppo gli stipendi di chi non può svolgere pienamente il proprio lavoro a distanza. Abbiamo anche valutato di dare normale corso agli aumenti contrattuali che decorrono dal mese di aprile, previsti dal rinnovo del 2019: fin dove ci sarà possibile cerchiamo di non impoverirci! Però i problemi sono impellenti e le risposte insufficienti: le misure di sostegno al reddito sono scadute il 26 aprile e non si sa ancora nulla. Da INPS non si sa se la precedente domanda di FIS sia stata accettata. Ancora per molti Comuni non è chiaro quanto del lavoro svolto sarà riconosciuto, e cosa ne sarà di quello non svolto. Per questo non sappiamo quanto la situazione economica della nostra cooperativa ci permetterà di mantenere alto il livello di investimento sociale in nuovi progetti, e quindi di tenere vivo lo scopo per cui Comin è nata 45 anni fa.

La garanzia dei servizi essenziali e la tutela della sicurezza sul lavoro

Grazie alla creatività e alla flessibilità del lavoro educativo, ciascuno ha impiegato molta energia per trovare il modo di continuare a supportare le famiglie di cui si prendiamo cura, sapendo che in questo momento di difficoltà chi è fragile non può essere lasciato solo. Abbiamo anche dedicato ingenti risorse organizzative insieme ad altre realtà del Terzo Settore per approntare, gestire e realizzare servizi emergenziali: hub alimentari, una comunità per bambini con genitori ricoverati per Covid, un residence per personale sanitario che non può tornare a casa con familiari fragili, la collaborazione con la Protezione Civile. Grandi fatiche e solitudine nel reperire i DPI; per orientarsi nella giungla delle nuove direttive di tutela del lavoro, evitando l'effetto di paralizzare qualsiasi azione lavorativa; nell'assenza di tamponi e esami sierologici per individuare eventuali lavoratori sintomatici ed isolare eventuali contagi; nell'assenza di una sanità pubblica territoriale e di base, anche per i lavoratori.

Un dialogo aperto con gli Enti Pubblici

In questa fase di tensioni e contraddizioni, sentiamo che il dialogo aperto comporta anche una estrema franchezza. Viviamo come svilente e irrispettoso il mancato riconoscimento economico del lavoro svolto, che è misura concreta della considerazione nei nostri confronti. La cooperazione sociale è impresa senza scopo di lucro, non è volontariato, pur importante, dal quale si distingue per la professionalità del lavoro di cura. Sempre di più sentiamo intollerabile e ingiusta la differenza tra i lavoratori pubblici - garantiti fino all'ultimo centesimo dello stipendio a prescindere dalla quantità di lavoro svolto - e quelli del settore privato (tanto non profit quanto profit) che svolgono le stesse identiche funzioni sociali, di cura, di assistenza, di supporto scolastico. Questa contraddizione andrà affrontata molto seriamente, ciascuno con la propria responsabilità, e non verremo meno al nostro compito sociale di richiamare le amministrazioni e i sindacati a dare risposte e il loro contributo in tal senso. Un po' meno, per tutti.

Un grazie ai soci, ai lavoratori, alle persone di cui ci prendiamo cura, al mondo della cooperazione

Per tutto questo lavoro svolto, per questa precarietà vissuta, per questa forza che abbiamo non possiamo che dire grazie. Grazie ai soci e ai lavoratori di Comin, perché il nostro sistema cooperativo fatto di scelte democratiche e di corresponsabilità funziona: ciascuno è al suo posto, a dare il meglio e forse anche di più. Grazie a bambini e ragazzi in comunità, alle persone di cui ci prendiamo cura, che ci aiutano ad aiutarli bene: attenendosi alle regole sanitarie, aprendo virtualmente la porta di casa, imparando a gestire strumenti di comunicazione a distanza, impegnandosi a rispettare ancora di più chi ci è intorno. Anche in questo caso il modello cooperativo di accoglienza funziona, come funziona la personalizzazione della cura educativa e lo si vede dalla assenza di contagi tra le persone accolte nelle nostre comunità. E grazie a tutto il mondo della cooperazione perché è assodato che, pur nelle differenze, se ne esce soltanto stando insieme.

Comin - cooperativa sociale di solidarietà

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