Il cerchio magico di Calicantus

Pubblichiamo la testimonianza di un'operatrice del progetto Calicantus.

"Mi chiamo Arianna e da anni mi occupo di diverse forme di sostegno alla genitorialità. Attualmente lavoro come consulente al progetto Calicantus, gruppo di mutuo aiuto per famiglie adottive.

Calicantus ha avuto inizio nel 2015 e aveva tra le sue finalità quella di rispondere ad un bisogno del territorio del Magentino di creare uno spazio di mutuo aiuto e accompagnamento a favore di famiglie adottive o di coppie che iniziavano il percorso valutativo da parte dei poli Adottivi territoriali. In questo distretto e in tutti quelli circostanti non esisteva una proposta di questo tipo.

Dopo un faticoso periodo di sensibilizzazione è stato possibile creare un piccolo gruppo di famiglie adottive che però, nel tempo ed a seguito del passaparola, ha assunto dimensioni sempre più considerevoli arrivando al numero attuale di 25 famiglie.

Oggi possiamo contare sulla professionalità di due conduttrici del gruppo di mutuo aiuto e di sportello pedagogico adozione, di una conduttrice del gruppo per i bambini e di un coordinatore.

Sono diventata mamma grazie al percorso adottivo in adozione nazionale ed è forse per questo che Calicantus è per me tanto caro.

Vi voglio raccontare chi siamo ma per farlo devo raccontarvi della potenza del “cerchio”.

Il Cerchio. Da sempre il cerchio evoca protezione, fin dall’antichità. Un luogo sicuro dove sentirsi protetti da un mondo esterno avvertito come pericoloso. Un luogo fisico o astratto dove fermarsi, riposare un po', raccogliere le idee. La pancia della mamma che culla, un cerchio. La vita, il pianeta: un cerchio.

Il Cerchio, perché è proprio un cerchio che formiamo con le famiglie quando ci riuniamo; uno spazio protetto in cui ognuno dei partecipanti sa che ciò che verrà detto, pianto, riso, al suo interno non uscirà all’esterno. In quel cerchio, negli anni, abbiamo pianto insieme, mamme e papà, uomini e donne, che inizialmente in un sussurro si sono sentiti liberi di dire ciò che si vergognavano ad esternare al mondo esterno avvertito come giudicante: hanno parlato della loro infertilità, della rabbia contro la natura che tanto si era accanita contro di loro, delle dolorose e dispendiose tecniche di fecondazione assistita che scavavano nei loro corpi e nelle loro anime. Della dolorosa domanda:” E voi? Bambini? Quando ne fate?”. Hanno parlato poi del pensiero che piano piano si era affacciato dentro di loro: ”adozione”...

Alcuni prima la moglie, altri prima il marito. Mano a mano che indagavano venivano scoraggiati da parenti ed amici:” chi ti porti a casa? Un estraneo!” “E se è figlio di delinquenti avrete un delinquente a casa!”

I Servizi Sociali dei Poli Adottivi gli avevano fatto domande profonde, alle volte difficili a cui non avevano saputo dare risposte. Alcuni di loro erano usciti da quei colloqui a pezzi ma dopo si erano soffiati il naso e insieme avevano di nuovo rimesso le toppe sul loro cuore maltrattato.

Non ne erano stati subito pienamente consapevoli ma piano piano compresero che i loro cuori stavano diventando sempre più un grande cuore unico che spingeva forte e combatteva per raggiungere il loro figlio.

Da qualche parte nel mondo infatti il loro bambino era solo e li stava aspettando.
Molti avevano detto loro: ”Come siete BRAVIIIIIIII! Degli EROI! SALVATE un bambino!”

Ma loro si erano guardati dentro e si erano detti che loro no, non si sentivano eroi ma volevano solo essere una mamma e un papà di un bimbo che certamente avrebbe avuto un passato accartocciato, malconcio, che forse faceva persino più male del loro dolore di mancata procreazione.

Forse si sarebbero presi la mano tutti e tre o forse quattro se fossero stati due fratellini e quel groviglio, quel cartoccio l’avrebbero scartocciato insieme. Le pieghe si sarebbero sempre viste certo, ma insieme avrebbero potuto rattoppare il loro foglio diventato sempre più grande ed aggiungere ogni giorno nuovi fogli insieme. Chi avrebbe guardato quel foglio da lontano avrebbe visto delle grinze, degli scarabocchi e dei pezzi mancanti, ma proprio per quello loro l’avrebbero visto bellissimo meraviglioso e soprattutto unico. Unico proprio come ogni famiglia. Le mamme e i papà quindi si accorsero che loro lo erano davvero una “Famiglia”, una famiglia come tante altre solo con un inizio accartocciato.

Esiste poi un altro piccolo cerchio, il cerchio dei nostri bambini dove trovano spazio per giocare e sperimentare le loro emozioni. Ma questa è un’altra storia che se saprete aspettare vi racconteremo la prossima volta se vorrete.
Se siete curiosi aiutateci, sosteneteci e mettete like alle nostre pagine Facebook e Instagram di Calicantus!"

Arianna e l’equipe di Calicantus

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